Sisma-bonus “rapido” per i piccoli interventi

Sisma-bonus «rapido» per i piccoli interventi.
In dirittura d’arrivo il decreto di attuazione – Agevolazioni per l’80% del territorio nazionale
(da Il Sole 24 Ore del 05.02.2017).
Una procedura di verifica del rischio sismico veloce e a basso costo, da utilizzare per gli interventi di rammendo più piccoli, entro un tetto di 20mila euro di detrazione, equivalenti a poco più di 28mila euro di spese. Consentirà di riparare un tetto di un piccolo edificio, fasciare un pilastro, puntellare un muro con l’ausilio di catene in acciaio.
È questa la novità più incisiva che, stando alle bozze in lavorazione in questi giorni, il Governo inserirà nel decreto di attuazione del sismabonus, che interesserà circa l’80% del territorio nazionale con l’esclusione della sola zona sismica 4 (quella a minor rischio). Ma non solo: ci saranno anche una detrazione al 65% per chi investe nella diagnosi sismica ma non effettua i lavori e una nuova banca dati nazionale degli edifici mappati, oltre all’annunciato sistema di classi, simile alla certificazione energetica, che consentirà di fotografare lo stato di salute degli edifici: dalla A alla F.
Il lavoro sul testo, dopo settimane di tentennamenti, ha iniziato a marciare a passo di carica: il prossimo 20 febbraio è già in calendario una riunione speciale della plenaria del Consiglio superiore dei lavori pubblici, l’organo tecnico consultivo del ministero delle Infrastrutture guidato da Massimo Sessa, che licenzierà le linee guida per le verifiche sismiche sugli edifici, presupposto necessario per l’attivazione del nuovo sconto fiscale disegnato dalla legge di Bilancio 2017. Sullo sprint ha avuto un ruolo decisivo il responsabile del dicastero di Porta Pia, Graziano Delrio che, qualche giorno fa, ha chiesto ai suoi uffici di premere l’acceleratore e ha costituito un nuovo tavolo tecnico, con l’obiettivo di chiudere la partita entro la fine di febbraio.
Le bozze sono ancora in lavorazione e, quindi, qualche novità è probabile. Ma il senso generale dell’operazione allo studio emerge chiaramente dalla lettura dei provvedimenti sui quali il Mit e il Consiglio superiore stanno lavorando in questi giorni. Il pacchetto sarà composto da un decreto e da un paio di linee guida applicative e servirà a determinare l’entità della nuova detrazione di imposta che potrà arrivare fino all’85 per cento. Dalle imposte potranno essere scalate le spese documentate per la diagnosi sismica, l’esecuzione degli interventi di messa in sicurezza e la valutazione della classe sismica post intervento. Chi effettua la diagnosi ma poi decide di non buttare giù nessun muro avrà comunque a disposizione uno sconto fiscale pari al 65 per cento.
L’idea guida del nuovo sistema è piuttosto semplice. Un tecnico effettuerà la diagnosi sull’immobile, incasellandolo in una delle nuove classi di rischio. Poi, progetterà gli interventi di messa in sicurezza e, dopo la loro esecuzione, andrà a misurare di nuovo il livello di pericolosità della struttura: saltando di una classe o di due si otterrà il bonus, fino a un massimo dell’85 per cento. Concretamente, saranno analizzate la situazione del sito di costruzione e la vulnerabilità dell’edificio. La classe dipenderà da una stima economica: le linee guida consentono, infatti, di misurare il costo medio annuo da sostenere per riparare i danni e coprire le perdite causate da possibili eventi sismici. In una struttura efficiente questo costo è trascurabile. La valutazione partirà della lettera F, la più bassa, per arrivare fino alla classe A, quella migliore.
Per effettuare la diagnosi vengono messi a disposizione degli operatori tre metodi: semplificato, usuale e avanzato. Gli ultimi due presuppongono calcoli complessi e costi di realizzazione più elevati, ma sono utilizzabili in tutte le situazioni. Il primo, invece, è basato su meccanismi rapidi, ispirati ai rilievi effettuati dalla Protezione civile negli scenari di emergenza, e può essere impiegato per le operazioni più semplici di “rafforzamento locale”, fino a un massimo di 70 euro al metro quadro e 20mila euro di detrazione (28.500 euro circa di costi totali). L’idea di questo metodo è creare una procedura speciale, meno costosa, per stimolare i cittadini a mettere in sicurezza i loro fabbricati con piccoli interventi di rammendo, come le catene utilizzate per sostenere gli edifici in muratura, la ristrutturazione di un tetto di un piccolo immobile o il rafforzamento di una trave tramite elementi in acciaio o in carbonio. Nella visione del ministro Graziano Delrio, un’operazione diffusa di piccoli investimenti di questo tipo potrebbe salvare molte vite in caso di sisma.
Bisogna, però, scongiurare l’effetto certificazione energetica: la priorità del Mit è evitare che il sistema si riduca a una compravendita di fogli precompilati per pochi euro. Quindi, in allegato alle linee guida sarà inserita una check-list che servirà da guida pratica ai progettisti: scorrendo i diversi punti sarà possibile verificare di avere compiuto tutti i passaggi necessari. Il provvedimento ha previsto tutti i casi possibili, elencando ben 120 passaggi. Tutto questo processo, comunque, non sarà confinato alla singola detrazione. Una volta effettuata la diagnosi, questa sarà inserita in una nuova Banca dati nazionale per la raccolta delle informazioni sulla classificazione sismica degli edifici.

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