Antisismica, la babele delle regole regionali sugli interventi edilizi in zone a rischio

Dossier della Conferenza delle Regioni mette a confronto le normative su ok del genio civile, competenze dei Comuni, organi consultivi

Una quarantina tra leggi, delibere di giunta e fonti giuridiche più diverse. Un intreccio di competenze che coinvolge, oltre al livello statale, le Regioni, i Comuni e, in qualche caso, addirittura le Province. Cinque tipologie differenti di uffici che rilasciano l’autorizzazione sismica, mentre solo in alcuni territori c’è la possibilità di presentare istanze via internet. Senza dimenticare la decina di organi consultivi e di supporto.
Sono i punti principali del caos in atto sul fronte delle normative antisismiche.
La Conferenza dei presidenti delle assemblee legislative delle Regioni ha compilato un’ampia ricerca nella quale analizza tutto quello che c’è al di sotto del livello statale. Così, alla vigilia dell’approvazione definitiva dell’aggiornamento delle Norme tecniche per le costruzioni, si compone un quadro variegato e frammentatissimo, nel quale è quasi impossibile orientarsi.
Il lavoro nasce, ovviamente, dai terremoti del Centro Italia dei mesi scorsi: dopo quei giorni così difficili è stato necessario mettersi attorno a un tavolo per fare un quadro preciso delle norme regionali adottate in materia di antisismica. Anzitutto, esistono due tipologie di regole: quelle sulla classificazione sismica, che consiste nella suddivisione del territorio in aree a rischio, e le normative sismiche vere e proprie, con le quali si indicano i criteri da seguire per garantire la costruzione di strutture in grado di minimizzare i danni.
Tralasciando il primo capitolo, il senso della situazione viene dato soprattutto dal secondo. «Quasi tutte le Regioni italiane – spiega la ricerca – allo scopo appunto di garantire una maggiore tutela della pubblica incolumità e della prevenzione sismica, hanno adottato della apposite leggi regionali».

La mappa delle norme antisismiche regionali
Attualmente, ci sono in vigore leggi in Molise (legge n. 25 del 2011), Basilicata (legge n. 38 del 1997), in Emilia Romagna (legge n. 19 del 2008), in Campania (legge n. 8 del 1983, in Liguria (legge n. 29 del 1983), in Calabria (legge n. 37 del 2015), in Friuli Venezia Giulia (legge n. 16 del 2009), nel Lazio (legge n. 14 del 2016), in Lombardia (legge n. 33 del 2015), in Umbria (legge n. 1 del 2015), in Valle d’Aosta (legge n. 23 del 2015), nelle Marche (legge n. 27 del 2015) e in Abruzzo (legge n. 28 del 2011). Sono, quindi, tredici le Regioni che hanno una normativa dedicata che spesso, nel caso di quelle più vecchie, è stata modificata anche più volte nel corso degli anni, con alcune leggi collaterali.
Le Regioni che mancano (Sicilia, Piemonte, Puglia, Toscana e Veneto) non si sono astenute ma, di solito, hanno adottato provvedimenti mirati per regolare aspetti specifici. «Ad esempio – spiega la ricerca – la Sicilia è intervenuta ai fini della prevenzione del rischio sismico con delle apposite previsioni anche in materia di acque sotterranee, come risulta dall’art. 32 della legge regionale n. 7/2003, ovvero per la messa in sicurezza degli edifici scolastici e di culto, come si evince dall’articolo 24 della legge regionale n. 21/2003».
In Piemonte, invece, la normativa cardine è la legge regionale n. 44/2000, con cui sono state attribuite alla Regione “espresse funzioni amministrative in materia di indirizzo, coordinamento e concorso con gli Enti Locali per gli interventi atti a prevenire il rischio idrogeologico, meteorologico e sismico, nonché per l’individuazione delle zone sismiche”. A queste leggi si accompagnano spesso altri provvedimenti di dettaglio.

I contenuti delle leggi
Ma cosa prevede questa valanga di leggi e provvedimenti? «Da un esame comparato tra le stesse emerge l’adozione di procedimenti analoghi». Analoghi, ma non identici, perché «in alcuni casi presentano delle diversità». Prendiamo il caso delle autorizzazioni sismiche. Il collaudatore, il committente o il costruttore devono, prima dell’inizio dei lavori, depositare il progetto esecutivo per ottenere il via libera della Regione. Questo lasciapassare, però, viene rilasciato dai soggetti più diversi: in qualche caso c’è lo Sportello unico per l’edilizia (Emilia Romagna, Lombardia, Abruzzo), in altri lo Sportello unico per le attività produttive (in Liguria e Umbria), in altri ancora l’Ufficio territorialmente competente (Campania), il Servizio tecnico regionale (Calabria), le Strutture tecniche regionali, provinciali o comunali competenti (Liguria, Basilicata, Friuli Venezia Giulia, Valle d’Aosta, Marche, Lazio).
Ancora, alcuni governatori hanno messo a punto procedure informatiche, tutte diverse tra loro: avviene in Lazio, Lombardia, Liguria, Calabria, Valle d’Aosta, Marche e Abruzzo. Addirittura, le Marche danno ai Comuni la possibilità di rilasciare un’autorizzazione temporanea.

Le competenze di Comuni e Province
Perché ai Comuni, in forma singola o associata, vengono attribuite competenze molto rilevanti. In particolare, possono svolgere le attività connesse al deposito dei progetti ed alla loro trasmissione alle Strutture tecniche regionali competenti, le attività connesse alla verifica del possesso e del rilascio dell’autorizzazione sismica. Addirittura, in qualche caso scendono in campo le Province. In Umbria l’articolo 200 della legge regionale n. 1/2015 stabilisce che sono delegate “alla Provincia competente per territorio le funzioni amministrative inerenti le opere per il consolidamento di abitati”. In Liguria le Province hanno compiti di controllo ispettivo “in corso d’opera con il metodo a campione”.

Gli organi consultivi e di supporto
Come se questo non bastasse, in alcune Regioni è stata prevista anche l’istituzione di appositi organi consultivi e di supporto in materia di antisismica. In Basilicata è stato istituito il Centro di competenza per lo studio ed il controllo del rischio sismico, in Molise c’è una commissione tecnica per la definizione di quesiti inerenti l’applicazione della normativa sismica, in Emilia Romagna la Regione si avvale del supporto di un Comitato tecnico scientifico, in Campania la Regione ha disposto l’istituzione di apposite Commissioni per l’autorizzazione sismica presso i Comuni, in Friuli Venezia Giulia presso la Regione è stato istituito un apposito Organismo tecnico regionale, nel Lazio troviamo un Consiglio di consultazione, con compiti di verifica e monitoraggio di “Opengenio” (l’applicazione informatica per la presentazione delle domande), in Puglia c’è una Struttura amministrativa con specifiche competenze in materia sismica, in Abruzzo è stato istituito Tavolo tecnico di coordinamento in materia sismica.
Fonte: Il Sole 24 Ore Edilizia e Territorio, 27/12/2016

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